GORILLA IN RWANDA

Mountain Gorilla

Gli imponenti vulcani al confine tra Rwanda, Uganda e Congo RDC sono la patria degli ultimi Gorilla di Montagna (gorilla gorilla berengei), le più grandi scimmie antropomorfe esistenti al mondo. Le lussureggianti pendici dei vulcani interamente ricoperte da rigogliose foreste costituiscono lo scenario ideale per una dell’esperienze più memorabili che il viaggiatore possa fare nei grandi parchi africani. La salita fino all’habitat dei gorilla offre una vista fantastica, prima di immergersi nel fitto della foresta pluviale, tra i richiami di uccelli multicolori e un incessante brulicare di vita quanto mai varia. L’incontro ravvicinato con i nostri “cugini” grossi fino a 3 volte più di noi lascia un segno indelebile nel viaggiatore.

I gorilla di montagna in libertà sono ormai ridotti a poco più di 600 esemplari – sterminati dalla deforestazione e dalla caccia – 300 dei quali vivono tra l’Uganda (Bwindi National Park e Mgahinga National Park) e il Congo D.R.C. (Parc National des Virunga), mentre gli altri 300 abitano le zone montuose a nord-ovest del Rwanda, nel Parc National Des Volcans. Loro strettissimi parenti sono i gorilla di pianura occidentali, molto più numerosi e molto meno protetti (circa 100.000 esemplari), che abitano le foreste dell’Africa centro-occidentale e gli Eastern lowland Gorillas, che abitano le foreste del Congo orientale.

Alti circa 1,70 m, i gorilla possono raggiungere i 160–180 kg di peso, sono vegetariani e vivono in gruppi costituiti dal silverback male (letteralmente “maschio dalla schiena argentata” termine con cui si identifica il maschio dominante), dalle sue femmine e dai vari piccoli. Raggiunta la maturità i giovani si separano dal gruppo dei genitori. Il processo di separazione dal gruppo dei giovani maschi è piuttosto lento, essi tendono a vivere ai margini del gruppo prima di diventare maschi solitari alla ricerca del proprio harem, mentre le giovani femmine si separano quando incontrano un altro maschio. Nel gruppo vige una rigida gerarchia: il maschio dominante occupa il rango più elevato seguito dalle femmine adulte e, infine, dai giovani. Tra le femmine, il rango dipende da diversi fattori, quali – ad esempio – l’anzianità all’interno del gruppo. Tra i giovani, la posizione sociale è connessa all’età. Un gorilla maschio assume il ruolo di dominante non solo grazie alla sua forza, ma anche grazie alla sua esperienza e alle sue abilità: deve conoscere il territorio molto bene per guidare il gruppo nei luoghi dove alimentarsi a seconda del periodo dell’anno; è necessario che sappia anche come comportarsi con gli uomini: un gorilla maschio esperto può, ad esempio, liberare dalle trappole dei bracconieri le mani o i piedi dei membri del proprio gruppo. Se le femmine notano che il capogruppo è troppo inesperto, lo abbandonano per unirsi ad uno che offre maggiori “garanzie”.

Il futuro di questi primati (che con noi hanno in comune il 97% del patrimonio genetico), è tuttora minacciato da una serie di fattori: la caccia per la loro carne; la caccia per la produzione di amuleti e trofei; le trappole disposte per catturare altri animali, la riduzione progressiva del loro habitat, l’isolamento dei vari blocchi di foresta al cui interno vivono i gorilla, le malattie trasmesse dagli uomini a cui i gorilla sono estremamente sensibili. In altre parole tutti i fattori sopra elencati sono riconducibili all’uomo e alla pressione che le comunità umane esercitano sull’habitat dei gorilla. Certo, sono stati istituiti parchi e zone protette per permettere ai gorilla di vivere e riprodursi. Tuttavia la conservazione dell’ambiente forestale e dei suoi abitanti necessita del supporto e del coinvolgimento delle comunità locali. E’ necessario non solo spiegare agli uomini che vivono ai margini dei parchi e delle foreste l’importanza cruciale della conservazione dell’ambiente, ma dotarli di una valida alternativa economica al disboscamento a scopi agricoli e al bracconaggio. In questa prospettiva, la forma controllata di ecoturismo introdotta in Uganda, Rwanda e Congo è un valido strumento per combinare conservazione dell’ambiente e sviluppo umano sostenibile. E’ in quest’ottica che va considerato il costo dei permessi di visita gorilla: se i parchi nazionali possono produrre un reddito spendibile nella conservazione dell’ambiente e nel supporto alle attività delle comunità locali, la cosa dovrebbe essere accolta con favore anche dai visitatori occidentali. Perché sia possibile, la conservazione dell’ambiente deve necessariamente portare un valore aggiunto superiore a quello di altre attività.

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